PRO
- Storia coinvolgente
- Sistema di combattimento originale ed efficace
- Comparto sonoro di prim'ordine
- Effetti ambientali eccellenti
CONTRO
- No Multiplayer
- Campagna single-player abbastanza breve
So it began with a dream.
Inizia con un sogno l’attesissimo survival horror di Xbox. Sviluppato dai finnici Remedy Entertainment (famosi per la duologia di Max Payne) dopo anni di annunci – il primo nel lontano 2001 – e controversie – doveva essere il primo gioco a sfruttare a pieno i sistemi quad-core su PC – Alan Wake vede finalmente la luce sotto l’egida di Microsoft Studios, come esclusiva per la console di Redmond. Esclusa categoricamente la versione DX10, prevista con l’avvento di Vista, e cambiato quasi radicalmente il comparto grafico rispetto all’idea originale, il titolo è fortemente ottimizzato per Xbox, e ne sfrutta di conseguenza tutte le caratteristiche sia nel comparto grafico che per quanto riguarda il gameplay.
Il nostro alter ego Alan Wake è uno scrittore di romanzi horror, che si trova di fronte ad un’avventura al limite tra la realtà e la finzione in cui le vicissitudini di cui si narra in un oscuro manoscritto di cui lui sarebbe l’autore iniziano ad accadere nella realtà, in un’agghiacciante serie di incontri che gli faranno dubitare della sua sanita’ mentale.

Originariamente concepito come sandbox, Alan Wake si svolge attraverso una serie di episodi, che dipanano progressivamente la storia e i misteri che la circondano. I Remedy hanno voluto dare piu’ importanza alla narrazione piuttosto che al free roaming (che faceva parte della concezione originale), e questo giova alla componente emotiva e quindi di coinvolgimento del titolo. Nonostante una spiccata linearita’ sono comunque presenti aree in cui Alan avra’ piu’ possibilita’ di muoversi liberamente, per completare alcuni task secondari che illustreremo piu’ avanti. La struttura ad episodi ha anche permesso l’ormai consueta proposta di espansioni sotto forma di DLC (in questo momento 1 è già disponibile, e un altro è annunciato) che andranno ad espandere il mondo di Alan Wake, di cui questo titolo è stato definito come il primo capitolo di una serie di “racconti”.
Le torce sono l’essenza del gameplay di Alan Wake: Alan ne porta sempre con sé una, fondamentale per combattere le forze oscure, nei cui confronti risulta letale. Un’arma “impropria” insomma, ma anche un mirino che con l’abile utilizzo dell’alone di luce tipico delle lampade ci fornisce anche un’indicazione sullo stato di salute dei posseduti. A parte la torcia, la luce è comunque fondamentale per sopravvivere in Alan Wake: lampade e lampioni ci rigenerano la salute, e fanno svanire tutti i nemici che abbiamo alle calcagna. Per questo, tra le normali armi da fuoco, la piu’ potente risultera’ essere una pistola segnalatrice, i cui bengala possono perforare piu’ nemici contemporaneamente o regalarci, se usati singolarmente, preziosi secondi per correre al riparo o distruggere i nemici.
Come dicevamo Alan dovra’ seguire percorsi ben definiti, nonostante in alcune occasioni gli sia possibile prendere percorsi alternativi, e strade secondarie, che solitamente nascondono pagine strappate o casse contenenti munizioni e armi. Solitamente non saremo molto tentati ad allontanarci dal percorso indicato, tuttavia sia le pagine sia le armi risultano essere oggetti molto interessanti, non solo per mera completezza ma anche per l’aiuto che ci daranno nel capire e affrontare la storia di Alan Wake. Il manoscritto è infatti parte integrante del gioco, le pagine che troveremo ci narreranno di fatti che accadranno in un futuro piu’ o meno prossimo, e potremo quindi prepararci all’incontro con un pericoloso nemico oppure sentirci impotenti di fronte all’inevitabile destino che ci attende. Non meno importanti sono i contenitori di armi e munizioni, che risulteranno spesso “scarse” e da usare con parsimonia, non per niente in molte occasioni ci verra’ consigliato di utilizzare metodi “alternativi” per sbarazzarci dei nemici.
La visuale è quella classica, in terza persona, leggermente spostata verso destra, o sinistra, a seconda delle preferenze del giocatore, e si rivela abbastanza efficace. Saltuariamente utilizzeremo veicoli, in momenti che ricorderemo per lo piu’ per l’inguidabilita’ degli stessi. Anche qui comunque la guida non è fine a sé stessa ma occupa un ruolo all’interno della storia, oltre ad offrire un interessante diversivo.

Il motore grafico che muove Alan Wake è proprietario e coadiuvato dal collaudato Havok per la gestione della fisica. Non si puo’ gridare al miracolo per quanto riguarda la qualita’ delle texture, che dimostrano certi limiti soprattutto negli elementi secondari quali edifici, gli interni e gli oggetti inanimati; tuttavia gli effetti metereologi, la vegetazione che ci circonda, l’acqua, e tutto cio’ che è “naturale” è incredibilmente dettagliato. La nebbia soprattutto e gli effetti di luce che tagliano la notte sono eccezionalmente curati, e sembrano avere un vero e proprio “peso” sull’atmosfera già cupa e carica di tensione della storia narrata. Tutto a Bright Falls è ricoperto di foschia, di oscurita’ che come una tormenta scuote la vegetazione, e le sporadiche aree di salvezza (‘safe heavens’) che illuminano l’orizzonte si stagliano come veri e propri barlumi di speranza. In questo dobbiamo dare atto ai ragazzi di Remedy di aver creato un engine grafico di grande valore, nonostante fosse stato originariamente pensato per macchine piu’ potenti della console Microsoft.
A coadiuvare un reparto grafico di tutto rispetto è una colonna sonora che durante il gioco non è mai invasiva, ma che comunque crea un tappeto sonico inquietante, che accentua e amplifica gli effetti sonori . Per poter godere di questo è indispensabile avere un impianto audio di buona fattura, una configurazione sorround ci dara’ l’impressione quasi palpabile di essere dentro alla mente del nostro alter ego.

Nota importante e da menzionare, la presenza di una colonna sonora di tutto rispetto, con alcuni brani creati ad uopo per il titolo e altri di autori famosi che si scorgeranno sia all’interno del gioco, sia, e soprattutto, al termine di ogni capitolo. A titolo di cronaca citiamo una traccia di “Nick Cave and the Bad Seeds” al termine del terzo capitolo, ma lasciamo scoprire a voi le altre traccie!
La mancanza del multiplayer sinceramente non si fa sentire, d’altronde non possiamo che pensare ad Alan Wake come ad un’esperienza molto intima, da vivere in solitudine, magari con luce soffusa e l’audio a volumi medio-alti. Il coinvolgimento è totale e l’angoscia del protagonista è convincente, credibile e realistica. Unico neo forse la non eccessiva durata del titolo, attorno alle 8-10 ore, restiamo in attesa, in ogni modo, di poter provare i capitoli aggiuntivi, in arrivo sul marketplace in questi giorni.
In conclusione, con tutto l’hype creato attorno ad Alan Wake, e la sua travagliata gestazione, il rischio di rimanere delusi da un prodotto incompleto era concreto e lecito, per questo siamo molto felici di promuoverlo a pieni voti e poter sinceramente ammettere di esserci trovati davanti ad uno dei titoli imprescindibili dell’anno, un titolo che consigliamo caldamente ad ogni possessore di Xbox.
Michele Magnardini.