PRO
- Modalita’ multiplayer abbastanza divertente
- Riprende fedelmente la storia interrotta nel primo capitolo
CONTRO
- Controlli imprecisi
- Grafica scialba e anonima
- Gameplay ripetitivo.
Finalmente abbiamo la possibilita’ di testare questo anticipatissimo titolo per Xbox, esclusiva, come lo era il primo capitolo, che tenta di spezzare la monotonia del mercato estivo. Molti si ricorderanno dello strano caso del codice beta di Halo 3 inserito nel primo Crackdown, che per parecchi addetti ai lavori è stato l’unico motivo che ne giustificava il successo enorme e che giustifica in parte l’hype creato attorno al suo seguito. Questo non è l’unico motivo di interesse, per quanto mi riguarda, anche il cambio di sviluppatore (non piu’ Realtime Worlds, ma Ruffian Games) e i tempi di gestazione relativamente lunghi suscitano sentimenti contrastanti e curiosita’.
Il gioco riprende esattamente dove finiva il primo, e nello stesso posto, Pacific City, metropoli devastata da una nuova organizzazione terroristica, nata dopo che l’Agenzia aveva fatto piazza pulita delle bande minori: La Cella. Tutto questo mentre un terribile virus trasforma i comuni cittadini in Freaks, una sorta di zombies che terrorizzano la citta’. Naturalmente noi che siamo paladini della giustizia ci caleremo nei panni di un Agente, il cui scopo principale è attivare fantomatiche “Unita’ di Assorbimento”, la nuova frontiera della lotta contro il virus Freak, e che, in soldoni, sono lampade di dimensioni gargantuesche che abbagliano i Freaks, che non sono molto amanti dell’abbronzatura. Non a caso infatti l’altisonante nome di questo progetto di pulizia è “Sunburst” (qualcosa tipo “insolazione”). Questa sara’ la nostra missione principale, a cui, nel tempo perso, potremo associare raid notturni contro gli zombies o pulizie sommarie di roccaforti della Cella. Puo’ sembrare abbastanza carne al fuoco, soprattutto perché Crackdown 2 è dichiaratamente (e anche un po’ esasperatamente) un sandbox, e abbiamo sempre la possibilita’ di andare a zonzo per la citta’ senza un particolare motivo… Invece di fatto il canovaccio è sempre lo stesso indipendentemente da quale compito intraprenderemo: andare in giro e sparare a tutto quello che si muove.

Questo gameplay non è proprio il mio pane quotidiano e dopo un’oretta la sensazione di ripetere le stesse cose era forte. Per completare la campagna single-player si impiegano una dozzina di ore, completando tutte le missioni secondarie e raccogliendo tutte le sfere di potenzialmento.
A proposito di sfere, come nel primo capitolo, avremo sfere di agilita’, sfere di guida e sfere nascoste sparse qua e là per la città che dovremo raccogliere per migliorare la nostra mobilita’ (velocita’, salto), la nostra capacita’ di guida (essenzialmente le auto saranno piu’ guidabili) oppure le nostre abilita’ di combattimento. Questa tipologia di sfere “standard” non richiede particolari patemi per essere raccolta, di fatto ci basta toccarle per aggiungerle ai nostri stats… tuttavia i Ruffian hanno ben pensato di includere anche sfere nominate “sfere ribelli” che ci sara’ assolutamente impossibile prendere se non dopo aver speso una buona dose di calma e sputato una buona dose di sangue per inseguirle. Una novita’ rispetto al primo Crackdown, ma di dubbio impatto sul gioco in sè. Oltre alle sfere troveremo anche nastri audio che potremo ascoltare, e alcuni oggetti che potremo utilizzare solamente in multiplayer. Per quanto riguarda il multiplayer, il gioco è terribilmente sbilanciato verso un’impostazione “co-op”, alcune aree sono di una difficolta’ frustrante se giocate da soli, e spesso è assolutamente necessario giocare con un amico in locale o online. Non capisco, onestamente, questo tipo di ostacoli per chi vuole godere di un’avventura senza dover coinvolgere altri, se abbiamo per forza bisogno di una spalla allora indichiamo sulla confezione “co-op only” e ci togliamo la preoccupazione. Ma questa è una scelta che i giocatori hardcore probabilmente apprezzeranno.
Il reparto grafico è una copia quasi identica di quella del primo Crackdown, a parte un sottile redesign delle texture della citta’ che puo’ essere interpretato come un tentativo di creare una sensazione di “post-apocalisse” a Pacific City, ma che di fatto ci offre una citta’ scialba, ripetitiva e riciclata. Tutto, anche i personaggi, sono poveri di dettagli, i mezzi sembrano tutti uguali e gli effetti ambientali non fanno urlare al miracolo. Almeno non abbiamo notato singhiozzamenti nel flusso di dati, e il gioco, almeno sul piano prestazionale, non ha problemi. Ma parliamo dell’audio… irritante il comandante dell’Agenzia che commenta ogni minuto il nostro operato, finirete per odiarlo quasi immediatamente, con quella sua voce asettica, metallica e impersonale che vi martella le orecchie anche quando state facendo bellamente gli affari vostri. Il resto degli effetti speciali è ordinario, niente di sopraffino, ma le esplosioni sono potenti e gli zombie emettono dei rumori sinistri nitidi e ben realizzati.

I controlli purtroppo non sono stati migliorati rispetto al titolo originale. E ve ne accorgerete soprattutto se provate ad inseguire una delle sfere ribelli che ho citato sopra. Impossibile capire dove il nostro alter-ego si puo’ aggrappare e dove invece lo aspetta una bella caduta nel vuoto, spesso saremo costretti a saltare “all’indietro” per evitare di sbattere la testa in una sporgenza invisibile mentre altre volte quello che ci sembrava un salto ben calibrato ci fara’ atterrare in una semi-invisibile fessura risultando in una caduta rovinosa (e spesso letale). Complicato anche guidare i mezzi, soprattutto nelle fasi iniziali del gioco, quando la nostra capacita’ di guida sara’ basica e le auto in dotazione sembreranno poggiare su saponette invece che su pneumatici. E anche qui ogni volta non riuscirete a controllare l’auto e vi andrete a schiantare su un gruppo di civili inermi la voce padrona vi tempestera’ di minacce e di rimproveri catechistici. Anche il sistema di puntamento è a dir poco mediocre. Sembra letteralmente casuale il modo in cui il sistema decide di puntare un nemico o un oggetto inanimato, spesso è necessario, oltre a tenere premuto il grilletto destro per sparare, anche tamburellare sul grilletto sinistro, per essere sicuri di piazzare almeno un paio di colpi sui nemici, piuttosto che in aria.
Una nota positiva invece arriva dal multiplayer. Ebbene sì, la modalita’ PVP è effettivamente divertente ed è una delle novita’ introdotte dai Ruffian. Presenti sono il classico DeathMatch e Team DeathMatch e nonostante l’audio (la parte doppiata continua ad essere terribile) e l’ambientazione scialba, puo’ portarci via un po’ di tempo sparando all’impazzata sugli avversari e saltellando qua e là. Non dimentichiamoci anche del co-op, che, a parte essere “indispensabile” (e questo è il lato negativo) puo’ farci sorvolare alcuni dei grossi problemi che affliggono il titolo, e rendere meno problematico inseguire una sfera, sterminare un covo di Freaks o distruggere una roccaforte della Cella.
E’ un peccato, dopo il cambio di sviluppatore, vedere un titolo molto atteso risultare appena sufficiente. Sicuramente il confronto con il titolo originale non giova, siamo certi che chiunque ne ignori l’esistenza si divertira’ parecchio giocando a Crackdown 2, che conserva (forse anche troppo) tutte le caratteristiche che hanno reso Crackdown un campione di incassi, ma che ne conserva purtroppo anche tutti i difetti originali. Atipicamente ci sentiamo di consigliare l’acquisto solamente a chi non ha avuto possibilita’ di giocare al primo capitolo, chi invece ha già completato Crackdown non trovera’ niente di originale e di nuovo in questo seguito, che ne è di fatto un clone.
Michele Magnardini